Fotografie

Granchi decoratori

Granchi di specie, generi e famiglie diverse, tutti accumunati da una incredibile capacità di mimetizzarsi mascherandosi con pezzi dell’ambiente che li circonda. Nei fondali del Conero sono tra gli incontri più frequenti.

Si tratta di un modo comune di raggruppare un certo numero di granchi che vivono mimetizzati, grazie alla capacità di “decorare” il loro corpo con alghe ed altri organismi sessili (organismi incapaci di movimento, fissati in permanenza ad un substrato) con i quali condividono l’ambiente dove vivono. Sono presenti un po’ in tutti i mari del mondo.

Volendo tradurre con linguaggio scientifico, si tratta della Superfamiglia Majoidea, uno dei raggruppamenti raccolti nell’Infraordine Brachyura, il gruppo in cui vengono classificati tutti i granchi. Parliamo di svariate specie di generi diversi appartenenti a famiglie diverse, ma tutte accumunate dalla capacità di adottare la stessa sorprendente strategia mimetica, quella del mascheramento. Raccogliere altri animali o frammenti di alghe ed appenderseli addosso, sapendo scegliere gli articoli più comuni e frequenti, se ci pensiamo bene, richiede un “ragionamento” considerevole. Farlo poi in maniera paziente e certosina, tanto da rendersi a volte praticamente invisibili, direi che è cosa che deve meritare l’attenzione di ogni subacqueo.

Nelle righe che seguono, parleremo dei decoratori di casa nostra, che per la loro consistente e diversificata presenza, rappresentano una delle attrazioni sottomarine del Conero. A mio modesto avviso il posto d’onore spetta alla Pisa (Pisa spp.), un granchio capace di travestimenti a dir poco spettacolari e di rara efficacia. Ammesso che si riesca ad individuarlo (spesso ci si riesce solo grazie alla sua abitudine di arrampicarsi sugli spirografi come si può vedere anche dalla foto che la ritrae sotto) la sfida sta nel comprenderne le forme e capire dove stanno capo e coda.

Consiglio di cominciare sempre con il cercare gli occhi e quando li avrete trovati, avrete anche la netta sensazione di essere osservati. Molto probabilmente Pisa vi sta guardando da tempo, da molto tempo e da molto prima che voi vi accorgeste della sua presenza, ma sicura della propria abilità di confondersi con l’ambiente, non si muove di un millimetro e questa è una bella fortuna per chi vuole osservarla.

Dal granchio dal naso prominente, passiamo ad un altro frequentatore dei nostri fondali con il vizio del travestimento, la Macropodia (Macropodia spp.). Molto diffuso, ma eccezion fatta per la forma adulta di una specie, così piccino da richiedere comunque di aguzzare la vista. Discretamente paziente nel farsi osservare, a volte assume una forma assai curiosa, grazie all’abitudine di allungare a dismisura il rostro con ramificazioni artificiali (vedi foto sopra).

Molto meno paziente è invece un altro tipico rappresentante del gruppo, la Granseola. Decisamente il più grande tra i decoratori di casa nostra, è abbastanza comune nelle acque del Conero, dove trova un habitat ideale ed è rappresentato con due specie, Maja squinado e Maja crispata, praticamente indistinguibili in immersione, se non per il fatto che come adulto M. squinado raggiunge dimensioni più consistenti. A volte la foresta di alghe ed idrozoi di cui si ricopre è così folta e credibile, da essere capace di ospitare i nudibranchi che si nutrono dei polipi degli idroidi appesi al suo carapace (vedi il caso dell’esemplare di sinistra nella foto seguente). Questo evidentemente non la rassicura comunque abbasta, perché ama tenere una certa distanza dal sub e cerca di farla rispettare con rapide fughe a zampe levate.

Passiamo ora al Granchio degli anemoni (Inachus phalangium).

Un tipo che ama la sicurezza, infatti si protegge dai predatori tra i pericolosi tentacoli degli anemoni (nella foto sopra si tiene ben aggrappato all’amico che gli dà ospitalità), ciò non di meno non disdegna di camuffarsi, per spostarsi con tranquillità qua e là sul fondale, come si può vedere nella foto riportata sotto, dove è ritratto in atteggiamento minaccioso.

L’incredibile abilità di questi animaletti nel coprire ogni millimetro del proprio corpo, ritengo sia mostrata abbastanza bene nella foto scattata alla sola zona del carapace di un esemplare. Come si può notare sotto, sono decine i piccoli pezzetti di organismi appesi.

Eccoci arrivati al Granchio delle grotte (Herbstia condyliata). Il nome già tradisce la sua grande passione per il buio, vive appunto in grotte o anfratti poco illuminati, dai quali esce di notte, anche se c’è da dire che dalle nostre parti, forse aiutato dalla torbidità delle acque, a volte vince la sua grande timidezza e fa capolino anche durante il giorno ai margini del suo rifugio. L’immersione notturna resta comunque il modo migliore per osservarlo. I caratteri che lo contraddistinguono sono le chele di colore sgargiante, dal rosato fino ai toni dell’arancio e gli occhi rosso vivo. Anche questo animale è dotato di grande capacità valutativa per l’opera di mascheramento, sapendo scegliere l’abito giusto sia in una situazione grigia, sia in una assai più colorata.

Chiudo la carrellata con il più atipico della compagnia, il Granchio facchino (Dromia personata). A voler essere precisi non si tratterebbe di un granchio decoratore, infatti non è classificato nella Superfamiglia Majoidea, ma in quella Dromioidea. A differenza degli altri non dispone di comodi peletti dove appendere le cose, ma è dotato di due robuste paia di zampe (le ultime) specializzate. Girate sul dorso, riescono a trattenere pesi sopra il carapace, o se preferite sulla schiena e di qui il meritato “appellativo professionale”. La logica alla fine è la stessa, ovvero coprirsi con qualcosa di cui l’ambiente circostante è ricco cercando anche con l’aiuto dell’immobilità, la massima condizione mimetica possibile. Sopra lo vediamo ritratto in una posa tipica, appeso “a testa in giù”, aggrappato alla parte inferiore di un grosso masso ricoperto di mitili, camuffato con un sombrero realizzato con un grosso pezzo di spugna Chondrosia reniformis. Il granchio facchino predilige le spugne per nascondersi, con le robuste chele le stacca in grandi pezzi, avendo cura comunque che la dimensione del pezzo staccato sia sufficiente a coprirlo. Nel taglio dimostra solitamente grande senso delle proporzioni sin dalla più giovane età, quando a tradire la sua presenza spesso è solo la livrea arancio o in qualche caso gialla (come si può vedere dalla foto a fianco) che poi nell’età adulta vira al tipico color fango (assai più adatto a mimetizzarsi sui nostri fondali). Può accadere che in assenza o scarsità di spugne, scelga alghe o ascidie per coprirsi, dimostrando come nel caso degli altri animali descritti, anche una notevole capacità di valutazione.

Insomma saper scegliere la stoffa giusta che meglio si intona all’occasione, tagliarla e cucirsela addosso decorandola con gli accessori più consoni, è di sicuro un’abilità formidabile che merita la nostra attenzione.

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